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Capodichino è il curioso nome dell’Aeroporto Internazionale di Napoli (già Aeroporto Militare del Campo di Marte), uno degli scali tra i più importanti d’Europa.Il nome completo dell’aeroporto, che in pochi però sembrano conoscere, è Aeroporto Internazionale di Napoli Capodichino Ugo Niutta. In onore dell’aviatore napoletano caduto in combattimento aereo nel corso della 1a Guerra Mondiale. In suo ricordo fu eretto un monumento che si trova nell’area dell’ingresso principale dell’aeroporto partenopeo.
Capodichino è un nome che ha origini medievali e deriverebbe dalla contrazione di Caput Clivii (sommità della salita). La volgarizzazione, avvenuta nei secoli successivi, ha mutato il toponimo in Caput de Clivo a Capo de Chio fino alla contrazione nell’attuale denominazione. Il riferimento alla cima delle alture su cui si saliva, appunto, per raggiungere l’entroterra napoletano attraverso l’accesso di Porta Capuana.
La storia inizia nel 1808 quando Gioacchino Murat, all’epoca re di Napoli, continuò l’opera di riforma di Giuseppe Bonaparte con una serie di lavori tra i quali il Campo di Marte. Un vasto terreno destinato per addestramenti ed esibizioni militari su imitazione del Campo Marzio di Roma. Per la sua realizzazione una parte della collina venne ridotta quasi del tutto.
La vocazione aeronautica di Capodichino ha inizio nel 1812 quando l’aeronauta francese Marie Sophie Blanchard, prima donna pilota professionista, decollò con il suo pallone aerostatico tra lo stupore di decine di migliaia di persone. Sarà solo nel 1920 che Capodichino ebbe la sua prima vera e propria pista, utilizzata prevalentemente dalla 110ª Squadriglia di difesa aerea che aveva anche il compito di portare posta tra Roma e Napoli. Infine dal 1950 anche per usi civili.
Piazza Ottocalli è una piazza di Napoli nel quartiere San Carlo all'Arena. Il nome 'Ottocalli' deriva dagli otto cavalli di dazio che si pagavano in quel punto per entrare in città[1][2]: il cavallo era una moneta di rame coniata a Napoli sotto numerosi sovrani.
La piazza anticamente era conosciuta per la presenza di una colonna: “Qui vedesi un'antica chiesa dedicata ai Santi Giovanni e Paolo… qui vi è una curiosità da notarsi. Avanti di questa chiesa, vi è una colonna: nei tempi andati, quando i contadini avevano siccità , si portavano dal vicario, e questi processionalmente col clero, alla detta chiesa, dalla parte destra della colonna, dicevano l'orazione e la pioggia era evidente: quando volevano impetrare la serenità, facevano lo stesso, ma dalla sinistra. Fu questa dall'Arcivescovo dichiarata superstizione, e come tale abolita.”[3] La colonna venne fatta abbattere dall'arcivescovo Annibale Di Capua nel 1590, per impedire questi rituali ritenuti pagani.
Dal 1991 si erge nella piazza il busto del tenore Enrico Caruso[4], oltre ai pilastri della sovrastante tangenziale.